Vino 1959

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L’annata 1959 è rimasta celebre come la grande annata solare del dopoguerra, la prima davvero riuscita dopo la terribile gelata del 1956. Un’estate calda e secca ha dato un raccolto limitato di uve molto mature: vini ricchi, corposi e generosi, dall’acidità moderata. La sua particolarità sta nel successo generale: Bordeaux, il Sauternais, la Borgogna, la Champagne e l’Alsazia hanno tutti avuto una grande annata. I vini dolci di Sauternes rappresentano il vertice dell’annata e i rossi del Médoc mostrano una pienezza straordinaria, come il Château Lafite Rothschild e lo Château d’Yquem. La maggior parte di queste bottiglie ha ormai raggiunto il proprio apice: vanno scelte per essere bevute, non per attendere ancora. Per collocare il 1959 tra le annate della sua epoca, consultate la nostra Guida alle annate.

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La F.A.Q

Perché il 1959 è considerato una grande annata?

L’annata 1959 deve la sua reputazione a un anno eccezionalmente caldo e secco, il primo pienamente riuscito dopo la gelata del 1956. Le uve sono maturate completamente, dando vini ricchi, corposi e generosi, caratterizzati da un’acidità moderata. Questo carattere solare si ritrova in quasi tutte le regioni: è una delle rare annate in cui Bordeaux, Sauternais, Borgogna e Champagne hanno ottenuto insieme grandi risultati. Occorre tuttavia scegliere con cura, perché i risultati furono un po’ meno uniformi rispetto al 1961, più costante a Bordeaux. Un vino affidabile come lo Château Coutet esemplifica l’equilibrio tra ricchezza e freschezza che rende preziosi i grandi vini del 1959.

Regalare un vino del 1959 è una buona idea?

Sì, a patto di sceglierlo con cura. Un vino del 1959 ha attraversato quasi sette decenni: è un regalo ricco di emozione per celebrare un anno di nascita, un anniversario di matrimonio o una data importante. L’annata ha il vantaggio di essere ormai in gran parte al suo apice: si può quindi aprire la bottiglia senza attendere, purché sia stata ben conservata. A quest’età, i vini dolci e i rossi più prestigiosi offrono le migliori garanzie di piacere. Ogni bottiglia proposta nella nostra cantina viene esaminata da esperti, controllata e conservata con cura: una garanzia di fiducia per un vino così antico.

Quali vini del 1959 scegliere oggi?

Per un’annata così matura, la gerarchia è chiara. I vini dolci del Sauternais, favoriti dalla botrite (la «muffa nobile»), sono i più affidabili per una conservazione molto lunga, insieme ai più grandi rossi del Médoc e della riva destra. Per i rossi, è meglio orientarsi verso i grandi cru classificati di Bordeaux meglio conservati, la cui struttura ha resistito meglio al passare del tempo. La Borgogna offre grand cru di altissimo livello, ma conviene affidarsi solo ai produttori più sicuri. Prima di acquistare una bottiglia di oltre sessant’anni, verificate il livello del vino, il colore e lo stato dell’etichetta.

Annata 1959: il sole del dopoguerra, regione per regione

L’annata 1959 occupa un posto a sé tra le grandi annate del XX secolo: un’annata solare, nata da un’estate calda e secca, che ha avuto successo quasi ovunque. Questa generosità ha un rovescio della medaglia: vini dall’acidità moderata, maturati molto presto, la maggior parte dei quali ha ormai raggiunto il proprio apice. Bordeaux e il Sauternais primeggiano, la Borgogna firma una delle sue annate mitiche, la Champagne un successo dalla spiccata vinosità; il quadro si completa con alcune rarità capaci di invecchiare a lungo. Per gli appassionati di oggi, il 1959 è soprattutto un’annata di piacere, da scegliere per essere bevuta.

Bordeaux 1959 — Rossi maturi e corposi, con il Médoc in testa

A Bordeaux, il 1959 è una grande annata per i rossi. Il caldo estivo ha portato le uve a una maturazione rara per l’epoca, dando vini profondi, corposi e vellutati, la cui consistenza opulenta è rimasta impressa nella memoria. Il Médoc esprime potenza e persistenza, mentre le Graves e la riva destra, con Pomerol e Saint-Émilion, apportano rotondità e profumo. L’acidità moderata dell’annata ha reso i vini accessibili piuttosto presto; sei decenni dopo, i migliori sprigionano aromi terziari di cuoio, tabacco biondo, tartufo e sottobosco. Il successo fu reale ma un po’ discontinuo, il che rende decisiva la scelta del cru e della singola bottiglia.

I rossi più pregiati dell’annata portano le firme più prestigiose della Gironda. Sulla riva sinistra, lo Château Haut-Brion nelle Graves e lo Château Montrose a Saint-Estèphe sono tra i vertici dell’annata, accanto allo Château Latour, riferimento per la sua costanza nelle annate calde. Sulla riva destra, il Vieux Château Certan e i grandi Pomerol confermano questo successo con una trama più setosa. Queste bottiglie si rivolgono all’appassionato attento, che valuta le condizioni di ciascuna tanto quanto la reputazione del cru.

Sauternes e vini dolci 1959 — Il vertice dell’annata

Nel Sauternais, il 1959 è l’annata più riuscita del decennio. L’estate calda e secca, seguita da un autunno favorevole, ha permesso uno sviluppo ideale della botrite, la «muffa nobile» che concentra gli zuccheri e gli aromi delle uve. Ne risultano vini dolci di grande purezza, ricchi e concentrati ma sostenuti da una freschezza che ha attraversato il tempo in modo straordinario. Con note di miele, albicocca candita, agrumi e cera, questi vini sono tra i più affidabili dell’annata per un lunghissimo invecchiamento.

Lo Château d’Yquem firma nel 1959 uno dei suoi più grandi vini del secolo; è anche l’anno in cui la tenuta lancia il suo vino bianco secco, l’Ygrec, nato proprio da questa annata. Accanto a esso, lo Château de Rayne Vigneau e i grand cru di Barsac confermano questo successo. Oltre alle denominazioni più prestigiose, i vini dolci delle vicine Sainte-Croix-du-Mont, Barsac e Monbazillac offrono alternative più accessibili e altrettanto affidabili tra i vini dolci d’annata del 1959. Per esplorare il cuore dell’annata, la denominazione Sauternes resta il punto di partenza naturale.

Borgogna 1959 — Un’annata mitica, ricca e solare

La Borgogna condivide la generosità del 1959, che ne diventa una delle annate leggendarie. Le uve mature e concentrate hanno dato rossi ampi, caldi e profumati, oltre a bianchi ricchi, anche se un po’ meno costanti. Come a Bordeaux, l’acidità moderata ha prodotto vini seducenti già abbastanza presto; i più grandi hanno sviluppato un complesso bouquet terziario di sottobosco, spezie e frutta candita. Sia nella Côte de Nuits sia nella Côte de Beaune, sono i grand cru ad aver attraversato meglio i decenni.

I rossi più pregiati dell’annata si concentrano nei grand cru della Côte de Nuits, dallo Chambertin al Musigny, passando per il Richebourg. Il Domaine de la Romanée-Conti rimane il riferimento a cui rivolgersi per un grandissimo pinot nero del 1959, purché se ne verifichi scrupolosamente la provenienza. La denominazione Clos de Vougeot, vasto grand cru della Côte, offre un’altra via per scoprire la ricchezza dell’annata in Borgogna.

Champagne 1959 — Un’annata dalla spiccata vinosità

Anche la Champagne ha beneficiato del sole del 1959, anno che figura tra le sue grandi annate del secolo. L’elevata maturazione delle uve ha dato vini corposi, maturi e vinosi, all’opposto degli champagne tesi delle annate fresche. Sei decenni dopo, le rare bottiglie ancora in forma offrono aromi terziari di miele, frutta secca e caffè, accompagnati da un’effervescenza ormai delicata. Sono champagne da abbinare alla buona cucina, da servire meno freddi di un vino giovane per lasciarne esprimere la complessità.

Le grandi maison hanno segnato l’annata con cuvée entrate nella leggenda: è nel 1959 che Dom Pérignon produce anche il suo primo rosé, rimasto un pezzo da collezione tra i più ricercati dagli appassionati. Queste bottiglie molto antiche suscitano soprattutto curiosità ed emozione: per mantenere le loro promesse richiedono una provenienza impeccabile e una conservazione irreprensibile.

Giura e Piemonte 1959 — Le rarità che sfidano il tempo

Oltre alle grandi regioni francesi, il 1959 vive in alcune rare bottiglie che fanno il fascino delle vecchie annate. Il Giura offre la più affascinante: il vin jaune, prodotto con uve savagnin e affinato per diversi anni sotto un velo di lieviti, senza colmature, prima di essere imbottigliato nel clavelin, la caratteristica bottiglia tozza della regione da 62 centilitri. Questo affinamento ossidativo gli conferisce un profilo unico di noci, curry e spezie, e una longevità quasi senza limiti. In Piemonte, il nebbiolo ha dato nel 1959 un Barolo classico di bella tenuta, con note di rosa appassita, catrame e ciliegia.

Il vin jaune di Château-Chalon, la denominazione di riferimento per questa tipologia nel Giura, è uno dei vini più resistenti al tempo: una bottiglia del 1959 resta una scelta di rara affidabilità all’assaggio. I grandi Barolo del Piemonte, ingentiliti dal tempo, completano questa famiglia di vini da invecchiamento da aprire senza fretta. Queste rarità offrono un approccio sicuro e originale ai vini d’annata, lontano dai percorsi più battuti della sola Gironda.

Acquistare un vino del 1959 da SoDivin

L’annata 1959 si rivolge agli appassionati che cercano l’emozione di una grande annata al suo apice: un Médoc maturo e vellutato, un Sauternes memorabile, un grand cru di Borgogna, uno champagne gastronomico e, per i più curiosi, l’affascinante longevità di un vin jaune del Giura. Poiché queste bottiglie hanno attraversato oltre sei decenni, ciascuna viene esaminata, verificata quanto ad autenticità e provenienza, quindi conservata in condizioni controllate di temperatura e umidità prima della spedizione. Spedizione in giornata per tutti gli ordini confermati entro le 14, con imballaggio accurato e sicuro. Per confrontare le annate e affinare la vostra scelta, consultate la Guida alle annate SoDivin.

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