Vino 2018

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Il millesimo 2018 si è giocato in due atti: una primavera umida e favorevole alla peronospora, poi un'estate bruciante e secca prolungata fino alle vendemmie. Da questo contrasto sono nati vini maturi, carnosi e profondi, con tannini avvolgenti e una polpa solare ovunque i vignaioli abbiano saputo preservare la freschezza. La Valle del Rodano settentrionale firma una delle sue grandi annate: Guigal La Landonne 2018 e Christophe Pichon 2018 vi dispiegano una syrah densa, affumicata e di una lunghezza notevole. In Borgogna, Arnoux Lachaux Les Chaumes 2018 esprime tutta la linfa di Vosne-Romanée in un rosso al tempo stesso potente e raffinato. Dallo Champagne alla Loira, la stessa maturità irrora bianchi e liquorosi di una densità rara, con come riferimento il Domaine Huet 2018. Per collocare quest'annata tra i grandi millesimi recenti, affidatevi alla Guida dei Millesimi SoDivin.

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La F.A.Q

L'annata 2018 è considerata un'annata eccezionale per il vino?

Sì, l'annata 2018 è ampiamente riconosciuta come un'annata eccezionale in molte regioni francesi. Si distingue per una maturità eccezionale delle uve, una bella concentrazione ed equilibri perfetti. I vini del 2018 offrono sia una lettura generosa del frutto che una struttura solida, il che li rende un'annata apprezzata sia per la degustazione attuale che per l'invecchiamento.

Quali regioni francesi hanno meglio riuscito la vendemmia 2018?

La vendemmia 2018 si è dimostrata particolarmente omogenea su scala nazionale. Bordeaux, la Borgogna, la Valle del Rodano e la Champagne figurano tra le regioni più notevoli, ma la Valle della Loira e l'Alsazia hanno prodotto anch'esse vini 2018 di grande qualità, esprimendo con precisione i loro rispettivi terroir.

La vendemmia 2018 è ricercata nel mercato dei vini antichi e da collezione?

Sì, la vendemmia 2018 comincia già a suscitare interesse nel mercato dei vini da collezione. La sua solida reputazione, associata alla qualità costante delle grandi denominazioni, ne fa una vendemmia seguita con attenzione dagli appassionati e collezionisti alla ricerca di vini con forte potenziale evolutivo.

Annata 2018: due stagioni, una stessa firma solare

L'annata 2018 resterà quella di un grande divario climatico. Un inverno e una primavera molto piovosi hanno saturato i suoli d'acqua e fatto aleggiare una forte minaccia di peronospora, prima che un'estate eccezionalmente calda e secca si installasse durevolmente fino alle vendemmie. Questa riserva idrica primaverile ha permesso alla vite di resistere alla siccità estiva, in particolare sui terroir argillo-calcarei. Il risultato è un'annata di piena maturità, generosa e alcolica, il cui successo si è giocato su due fronti: il controllo della peronospora in primavera, poi la preservazione della freschezza durante la canicola. Laddove queste due sfide sono state vinte, il 2018 ha dato vini ampi e profondi, in quasi tutte le regioni della Francia.

Bordeaux 2018 — Potenza classica nata da una battaglia contro la peronospora

A Bordeaux, la prima parte dell'anno ha richiesto una vigilanza costante: l'umidità persistente ha alimentato una pressione di peronospora tra le più forti del decennio, costando parte del raccolto a diverse proprietà, tra cui il Château Pontet-Canet. Il clima ha poi cambiato radicalmente volto, con un mese di luglio che ha registrato le temperature più elevate dal 1954 e un tempo secco e soleggiato fino alla fine di ottobre. I bianchi sono stati raccolti dalla fine di agosto a metà settembre, i rossi dal 7 settembre a metà ottobre. Ne risultano vini potenti e opulenti, dai tannini maturi e dalla trama densa, in uno stile da invecchiamento che riallaccia i fili con i grandi Bordeaux classici.

Sulla riva sinistra, i cabernet sauvignon hanno raggiunto una maturità fenolica completa: a Saint-Estèphe, Château Montrose dispiega una densità e una trama tannica notevoli, mentre a Saint-Julien, Château Léoville Las Cases firma un vino di una concentrazione e di una lunghezza impressionanti, emblematico dello stile dell'annata. I premier cru di Pauillac e i grandi terroir di Pessac-Léognan confermano questa potenza raffinata, mentre Margaux seduce con gradi più contenuti e una lunghezza elegante. Sulla riva destra, il merlot ha dato vini carnosi e sensuali: a Pomerol, Château Lafleur è stato salutato come uno dei vertici assoluti dell'annata, e a Saint-Émilion, Château Pavie illustra la generosità vellutata dell'anno sul plateau calcareo. Nei liquorosi, Sauternes e Barsac hanno beneficiato di un bell'autunno. La selezione di crus classés 2018 proposta da SoDivin si trova tra i grandi vini di Bordeaux, da riservare agli appassionati di lunghi invecchiamenti.

Valle del Rodano 2018 — Il Nord risparmiato, il Sud alla prova della peronospora

La Valle del Rodano illustra meglio di qualsiasi altra regione il doppio volto del 2018. Al nord, il vigneto è largamente sfuggito alla peronospora che imperversava altrove; dopo la primavera umida, il calore e la siccità hanno maturato una syrah abbondante e molto concentrata. L'acidità è bassa e i gradi elevati, ma i vignaioli che hanno saputo trovare l'equilibrio hanno prodotto Côte-Rôtie, Hermitage e Cornas di una profondità notevole. Il sud ha conosciuto lo scenario inverso: uno degli episodi di peronospora più severi da generazioni ha fatto perdere a numerose tenute metà del loro raccolto, cosicché il successo, pur reale presso i vignaioli risparmiati, è più eterogeneo.

In Côte-Rôtie, Paul Jaboulet Aîné firma un Hermitage La Chapelle denso e vellutato, sorretto da un frutto nero profondo, mentre Stéphane Ogier e la sua cuvée La Belle Hélène, tratta dalle viti più vecchie della Côte-Rozier, unisce potenza e tensione minerale. Il Domaine Jamet conferma la finezza affumicata e pepata del suo Côte-Rôtie, e Guigal porta La Landonne a un livello che Decanter annovera tra i vertici dell'annata. Il contrasto con un Rodano meridionale più generoso e immediato ne risulta ancora più eloquente.

Borgogna 2018 — Generosità solare e freschezza preservata

La Borgogna ha vissuto un'annata al tempo stesso qualitativa e abbondante, cosa rara. Dopo un inverno e una primavera molto piovosi — oltre 120 mm di pioggia in gennaio come in marzo —, l'estate si è installata con temperature da uno a due gradi al di sopra della norma e un tempo secco, disturbato soltanto da due grandinate a sud di Nuits-Saint-Georges. La sfida è stata vendemmiare presto, già dalla fine di agosto per i bianchi, al fine di preservare l'acidità di fronte a una maturità galoppante. I bianchi si rivelano globalmente più regolari dei rossi, e la Côte de Beaune, come i terroir freschi delle Hautes-Côtes, di Saint-Aubin o di Pernand-Vergelesses, trae particolarmente buon partito dall'annata.

A Chablis, Vincent Dauvissat e il suo grand cru Les Clos oppongono al calore dell'annata una pietra focaia salina e una concentrazione cesellata. In Côte de Nuits, il Domaine Georges Mugneret-Gibourg propone rossi puri e setosi, dalla texture carezzevole e dal grano tannico preciso. I grandi rossi del 2018 seducono con il loro frutto immediato senza cedere nulla della loro attitudine all'invecchiamento, come testimonia il Cros Parantoux di Emmanuel Rouget citato in precedenza.

Champagne 2018 — L'apertura di una grande serie

La Champagne colloca il 2018 nel rango delle annate da invecchiamento. Le piogge primaverili e alcune grandinate nella Côte des Bar hanno imposto una sorveglianza attenta del vigneto, poi l'estate calda e secca ha portato a vendemmie precoci già dal 20 agosto, con rese elevate autorizzate dall'interprofessione. Il pinot noir ha raggiunto una maturità fenolica notevole e lo chardonnay, nonostante un'acidità messa alla prova dal caldo, si è rivelato splendido. Ne risultano vini densi ma freschi, destinati a una lunga evoluzione, che aprono una sequenza di grandi annate champenoise.

Sui cretoni del Mesnil-sur-Oger, André Robert e il suo Terres du Mesnil Blanc de Blancs traducono la precisione salina e la profondità che offre lo chardonnay grand cru in questa annata matura: uno champagne di vignaiolo riservato ai terroir e alle annate che lo meritano, al tempo stesso vinoso e teso. Si trova anche tra i riferimenti di questa annata in Champagne, Pascal Agrapart e il suo Grand Cru Minéral 2018.

Loira e Alsazia 2018 — La consacrazione dei chenin moelleux e delle vendemmie tardive

La grande estate del 2018 ha esaltato i vigneti da liquorosi. In Loira, il calore e il sole hanno portato il chenin blanc a una maturità rara, con una botrytis e un appassimento propizi a moelleux concentrati e luminosi, mentre i bianchi secchi e i rossi dell'appellation beneficiavano della stessa generosità. In Alsazia, l'insolazione ha dato vini ampi e maturi e reso possibili splendide vendemmie tardive.

A Vouvray, Domaine Huet e il suo Le Mont Moelleux Première Trie uniscono il miele e la pasta di cotogna a un'acidità vibrante che mantiene il vino aereo. In Alsazia, il Domaine Marcel Deiss, fedele alle sue coltivazioni miste, firma bianchi di grande densità, e le vendemmie tardive del Domaine Marc Kreydenweiss confermano il successo dell'annata sulle cuvée dolci. Queste bottiglie prolungano, fino ai terroir settentrionali, la firma solare del 2018.

L'annata 2018, un riferimento moderno già imprescindibile

Il vino 2018 si rivolge a chi ama le annate generose e solari, senza rinunciare alla profondità. È un'annata di materia e pazienza, i cui flaconi più grandi si affineranno ancora a lungo, mentre i bianchi, gli champagne e i liquorosi offrono già un piacere immediato. Per confrontare il 2018 con le altre grandi annate e individuare le bottiglie al loro apogeo, tenete a portata di mano la Guida alle Annate di SoDivin.

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